| (Assunta Sardella e Maria
Grazia Vanaria )
La rocca, nota come il Castello,
è un'imponente cupola di lava vulcanica che si protende nel mare
innalzandosi fino ad un'altezza di circa cinquanta
metri. Formatosi meno di 40000 anni fa, il Castello sorge al
centro di un'ampia baia sulla costa orientale di Lipari, tra le due
insenature di Marina Lunga a Nord, delimitata dal Monte Rosa e Marina
Corta a Sud, ancora oggi i migliori approdi dell'isola. La rocca
è circondata tutto intorno da alte balze verticali, inaccessibili, e
presenta alla sommità una superficie abbastanza pianeggiante. Grazie alla
sua conformazione, essa ha da sempre costituito una vera e propria
fortezza naturale, offrendo fin dall'antichità una sede sicura agli
abitanti che vi si stabilivano quando vi era necessità di difendersi dal
pericolo di incursioni nemiche; nei periodi di tranquillità, l'abitato si
è esteso anche nella piana sottostante, ovvero nell'area della città
attuale.
Così, con alterne vicende, il Castello di
Lipari è stato abitato a partire dall'età neolitica (circa 6000 anni fa)
fino al nostro secolo. Le testimonianze degli insediamenti di ogni età si
sono sovrapposte man mano a quelle dei periodi precedenti creando un
notevole innalzamento del terreno. Gli scavi archeologici hanno infatti
portato alla luce una successione di strati alta più di 10 metri dovuta
alla sovrapposizione dei resti degli abitati che si sono succeduti, resti
ben conservati anche grazie all'accumulo delle ceneri emesse dai vulcani
vicini e trasportate dal vento. Oggi il Castello rappresenta il
centro della vita culturale delle Isole Eolie, animato dalla presenza
giornaliera di molti visitatori che possono ripercorrere le tappe della
storia del Castello attraverso la
visione degli scavi archeologici, dei
padiglioni del museo, delle chiese principali e delle mura di
fortificazione. Il suo aspetto attuale deriva dalle possenti
fortificazioni spagnole, fatte costruire intorno alla rocca da Carlo V
verso il 1560, dopo l'attacco all'isola del pirata tunisino Kairedin
Barbarossa, che nel 1544 aveva conquistato e distrutto la città, portando
via come schiavi gran parte degli abitanti. Queste mura hanno rivestito il
roccione fino alla sua base ed erano provviste in diversi punti da
postazioni di artiglieria e cannoniere, ora chiuse da murature. Sul lato
Nord le mura spagnole hanno inglobato le torri di età normanna (XII
secolo) tra le quali è una torre-porta che costituiva l'ingresso antico
dalla collina della Civita (Piazza Mazzini) al Castello. Ancora
oggi questo rappresenta l'ingresso principale alla rocca.
Qui
si può vedere, oltre le fortificazioni spagnole e normanne, una torre di
età greca (IV secolo a.C.) in esse inserita, costruita con blocchi di
pietra rossastra del Monte Rosa, ben squadrati, disposti in altezza su 23
filari. La strada di ingresso al Castello passa sotto un corridoio con
volta a botte, dove si conserva una caditoia per la saracinesca di ferro
che poteva essere calata a sbarrare il passaggio. Dopo questa
apertura doveva esistere una seconda porta chiusa da una stanga di legno.
La strada prosegue quindi all'aperto, accanto al muro spagnolo con
feritoie, e poi sotto un soffitto con arcate ogivali costruite nel 1800.
Si accede finalmente al pianoro della rocca attraverso la porta spagnola
del XV secolo, sopra la quale è dipinto uno stemma con un'aquila simbolo
della famiglia dei Borboni. Il Castello era sede fino al XVIII
secolo della città. Se delle case sono rimasti visibili pochi resti, si
conservano invece le chiese, in tutto cinque: la chiesa di S. Caterina
all'ingresso (fine XVll-inizi XVIII sec.), usata come cucina nel periodo
fascista, l' Addolorata (prima metà del XVI sec.) e l'Immacolata (prima
metà del XVIII sec.) poco più avanti,
la
Cattedrale dedicata a S. Bartolomeo apostolo, al centro del pianoro, e
infine la chiesa della Madonna delle Grazie (XVII secolo), nell'area del
parco archeologico. La più antica è la Cattedrale, che fondata in età
normanna nel XII secolo, è stata ricostruita dagli spagnoli nel XVI e XVII
secolo dopo la distruzione del pirata Barbarossa . La facciata attuale fu
realizzata nel 1861 insieme al campanile, non finito; della costruzione
normanna della Cattedrale si può oggi visitare il chiostro dell'antico
monastero, costruito con colonne e capitelli sia recuperati dalle case più
antiche, soprattutto di età romana, sia di età medievale, decorati con
figure di animali (colombe, leoni o animali fantastici) e motivi vegetali
(fiori e frutti). L'abitato con case dal XV al XVIII secolo si
conservava ancora fino agli inizi del nostro secolo, nonostante le case
fossero molto danneggiate. Queste, infatti, una volta
abbandonate dagli abitanti trasferitisi nella città nuova nella piana
sottostante, erano state occupate dai "coatti", relegati nell'isola di
Lipari prima dal governo borbonico, poi, dopo l'unità d'ltalia, dal
governo italiano. Nei primi anni del '900, il Vescovo, per non passare
attraverso le tristi case distrutte, creò una scalinata di accesso
frontale alla Cattedrale, tagliando purtroppo un ampio tratto delle
fortificazioni spagnole e distruggendo i resti degli insediamenti delle
età più antiche. Nel 1926, con l'arrivo dei confinati politici,
il governo fascista distrusse quanto restava delle case antiche tra
l'ingresso e la Cattedrale costruendo due casermoni, dei quali uno ospita
oggi il Museo Classico. Si conserva invece parte dei vecchi
edifici nell'area oltre la Cattedrale. A sinistra l'attuale Sezione
Preistorica era nel XVII secolo il Palazzo Vescovile eretto dal vescovo
Vidal inglobando i resti dell'antico monastero normanno; a destra era
un'abitazione del XV secolo, ora sezione Vulcanologica; in fondo era la
casa "Acunto" del XVIII secolo, attuale sede della Biblioteca e centro
dell'attività scientifica del Museo. L'estremità meridionale del Castello
è stata sistemata a parco archeologico, dove sono, oltre alla chiesa della
Madonna delle Grazie, anche alcuni padiglioni del campo di concentramento
che ospitano ora i depositi del Museo ed i laboratori di restauro. Nel
parco, inoltre, sono stati sistemati numerosi sarcofagi in pietra
provenienti dalla necropoli greca e romana di Contrada Diana ed è stato
costruito nel 1978 dal Comune di Lipari, proprio nell'area utilizzata
durante il fascismo come cava di pietra, un teatro all'aperto sul modello
degli antichi teatri greci, ora destinato nella stagione estiva a
spettacoli di vario genere. A partire dal 1950, allorché fu
soppresso il campo di concentramento sul castello, cominciarono gli scavi
archeologici condotti da Luigi Bernabò Brea e da Madeleine Cavalier
nell'area adiacente la strada moderna. Lo scavo ha richiesto estrema
perizia e attenzione, perché la parte superiore del terreno era piena di
buche per cisterne o pozzi neri e dei resti delle abitazioni distrutte in
epoca fascista. Sono stati messi in luce dapprima i resti delle
strade di un quartiere abitativo di età ellenistico-romana ovvero del II
sec.a.C. mentre delle case si conserva parte dei muri
perimetrali. Quando nel 580 a.C. coloni provenienti da Rodi e da
Cnido fondarono la città greca, stanziarono I'acropoli sul Castello. Degli
edifici che furono costruiti sull'acropoli rimangono però poche
testimonianze a causa della violenta . distruzione operata dai Romani nel
252-51 a.C.
Visibile è ancora una fossa votiva, nota come
"Bothros di Eolo", profonda più di 7 metri e con un diametro di 3
metri, con la bocca coperta da un coperchio di pietra lavica sormontato da
un leoncino, all'interno della quale venivano gettati oggetti di vario
genere come vasi e statuette in terracotta, offerti ad Eolo dio dei venti
e probabilmente ad altre divinità. Sotto il livello di età greca sono
stati rinvenuti i resti di capanne relative a quattro abitati preistorici
dell'età del Bronzo: dall'età del Bronzo antico, cui appartengono le
capanne della cultura di Capo Graziano (XVII-XV sec. a.C.) all'età del
Bronzo medio, con le capanne della cultura del Milazzese (XIV-XIII
sec.a.C.), e del Bronzo tardo o finale, cui si riferiscono le capanne
della cultura dell'Ausonio I e II (XIII-X sec.a.C.). L'abitato
dell'Ausonio II subì una violenta distruzione, a causa di un incendio
provocato da popolazioni nemiche agli Ausoni, fra il X e il IX sec. a.C.
(950-850 a.C.). Dopo la distruzione del villaggio ausonio la rocca
del Castello non fu più abitata fino ad età greca. AI di sotto
delle capanne dell'età del Bronzo saggi di scavo eseguiti in profondità
hanno portato alla luce vari altri strati. Questi materiali
hanno permesso di conoscere gli insediamenti più antichi del Castello,
dall'Eneolitico (età del Rame), attraverso le culture chiamate di Piano
Conte e di Piano Quartara intorno alla metà del III millennio a.C., alla
fase finale del Neolitico con la cultura di Diana, nel IV e agli inizi del
III millennio a.C., e fino al Neolitico medio (IV millennio a.C.) quando
si stabiliscono sul Castello genti che usano una raffinata ceramica
dipinta con i motivi del meandro e della spirale, nello stile cosiddetto
di Serra d'Alto, e ancor prima altre popolazioni che fabbricavano vasi in
ceramica decorati con motivi a fasce o fiamme rosse contornate di nero sul
fondo chiaro
dell'argilla.
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