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Dopo
il crollo dell'Impero romano
d'Occidente (a.476) si avvertirono
in Sicilia i pericoli delle
incursioni vandaliche e
l'oppressione degli Ostrogoti.
Pertanto i Liparèi, ormai
cristianizzati, ritennero prudente
rinserrarsi nel circuito della Città
Alta e di trasferire nel cuore
stesso dell'abitato la residenza
episcopale.
La nuova Cattedrale - di dimensioni
assai ridotte e per nulla
paragonabili a quelle della chiesa
attuale - si impiantò nel sito
stesso in cui, in età classica,
credibilmente si ergeva un tempietto
pagano. Essa venne distrutta
nell'838 allorché le Eolie, insieme
con l'intera Sicilia, divennero
possesso islamico.
Dopo circa duecentocinquant'anni di
vuoto storico, l'abate Ambrogio e i
suoi Benedettini, inviati qui dal
"liberatore" Ruggero I il Normanno,
gettarono le premesse della
ricolonizzazione del territorio e
della rifondazione della Città di
Lipari e, sempre nel sito centrale
del Castello edificarono la chiesa
abaziale con l'attiguo monastero. La
chiesa abaziale, intitolata a S.
Bartolomeo, divenne Cattedrale nel
1131 con la promozione a vescovo
abate Giovanni di Pèrgana.
Giovanni ingrandì la chiesa (a
navata unica) e anche il monastero
che si sviluppò attorno al chiostro
(il primo chiostro latino-normanno
di Sicilia) dei cui quattro
originari ambulacri ne sono avanzati
tre recentemente riportati alla
luce.
Ulteriori ampliamenti la Cattedrale
subì tra il 1450 e il 1515: E,
completata che fu con un artistico
soffitto di legname a capriate,
venne incendiata dai Turchi nel
1544.
Ricostruita nella seconda metà del
Cinquecento e conclusa con una
magnifica volta a botte, risultò
alta e oblunga, per cui ai fianchi
trovarono sviluppo varie cappelle;
per le cappelle del lato destro
furono utilizzati e perimetrati con
muri taluni spazi d'intercolunnio
dell'ambulacro Nord del chiostro.
Per la nostra Cattedrale il secolo
XVIII segnò un'epoca di radicali
innovazioni e nelle strutture e
nelle ornamentazioni: gli affreschi
della volta, raffiguranti scene
bibliche, rimontano agli anni
attorno al 1700; nel 1728 vennero
eseguiti la statua d'argento del
Protettore e il relativo altare
ligneo; fra il 1755 e la fine del
secolo venne innalzato il campanile,
e nel 1772 la Cattedrale fu
ingrandita delle due navatelle
laterali, una delle quali (quella di
destra) comportò la demolizione di
un intero settore del chiostro
benedettino.
Anche il prospetto di pietra
paglierina vesuviana fu messo in
opera intorno al 1772 e venne a dare
un nuovo senso di armonica
compattezza all'insieme
architettonico del Duomo.
Nell'ultimo decennio del secolo
s'impose prepotentemente, nella
Cattedrale, la policromia del marmo,
e di marmo furono rivestiti gli
altari che vennero altresì
sormontati dalle belle tele di
Antonio Mercurio.
Nel
1859 un fulmine fece crollare il
timpano della facciata e un paio di
campate della volta. L'intervento di
ripristino fu immediato ed ebbe
termine nel 1861. Le pitture
scomparse non sono state sino ad
oggi reintegrate.
Da sempre la Cattedrale di San
Bartolomeo di Lipari assolse il
ruolo di chiesa parrocchiale unica
con giurisdizione su tutto il
comprensorio dell'Arcipelago. Ma
mons. Angelo Paino (1909-1921) volle
snellire l'azione pastorale delle
tante chiese vicarie o sacramentali
e, sollecitato il decreto
governativo del 28 ottobre del 1910,
istituì nella Diocesi le prime
sedici parrocchie autonome, compresa
quella della stessa Cattedrale.
Pienamente immersa, per lunghi
secoli, e svettante nel mezzo del
groviglio di case dell'antico
tessuto urbano, la Cattedrale fu
testimone della vita religiosa e
civile della gente isolana. Ed è per
tal motivo che i fedeli
ordinariamente la chiamano 'a
Citàti, perché essa, la
Cattedrale, è sintesi altamente
rappresentativa di una Città
che non è più, e nel contempo rimane
centro propulsore di quella
straordinaria forza aggregante che
lega tutti i figli delle Eolie, i
vicini e i lontani. |