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La
storia del manto vegetale che copriva le Isole Eolie risulta
caratterizzata da alterne vicende strettamente legate alle popolazioni
locali che hanno modificato la struttura morfologica e territoriale delle
isole, dal tempo dei primi insediamenti in età neolitica all’epoca
attuale. Le folte boscaglie di leccio (Quercus ilex) che
ricoprivano gran parte della superficie delle isole, hanno lasciato il
posto a formazioni vegetali, assai diverse: macchia, gariga con
rimboschimenti da parte dell'uomo non sempre azzeccati come i boschi di
eucalipto ed acacia. Già in epoca romana ci furono rimboschimenti a Salina
ed a Lipari; questo spiega probabilm ente la presenza del castagno in queste isole dove quest'essenza
costituisce estesi boschi. Le isole hanno subito nel corso dei secoli forti
disboscamenti come ad esempio l'Isola di Filicudi, la "Phoinikodes" di
Aristotele o la "Palmaria" dei cartografi del XVII secolo era totalmente
ricoperta da palme nane (come si evince all’esatta etimologia del nome
greco), tesi confermata dalla recente scoperta di reperti fossili e di un
esiguo popolamento di palma nana. Filicudi fu quasi completamente
“terrazzata” per essere resa coltivabile.Il disboscamento di tutte le
isole compresa l'isola sacra di Vulcano fu completato nel 1700. I
boschi autoctoni attualmente ancora integri si possono vedere a Stromboli
(sopra Ficogrande), a Vulcano (Gelso) ed a Lipari (Pirrera) o nelle aree
piú impervie ed inaccessibili. Tali boschi sono costituiti da leccio
(Quercus ilex), dall'erica (Erica arborea), dal corbezzolo
(Arbutus unedo), l'omiello (Fraxinus ornus), il caprifoglio
(Lonicera implexa), il citiso Montpellier (Teline monspessulana),
il citiso trifloro (Cytísus villosus) e da altre entitá. Alle Eolie
sono presenti anche quercete a foglie caduche, dove al leccio si
sostituisce la roverella (Quercus pubescens), particolarmente
osservabili a Salina e a Panarea, e lembi di pinete sparse. Con la
progressiva rarefazione, le formazioni arboree sono state sostituite dalla
macchia, una vegetazione arbustiva che ricopre gran parte dei rilievi
delle isole, costituita dall'erica arborea, (Arbutus unedo),
ginestra odorosa (Spartiumjunceum), dai cisti (Cistus
salvifolius,Cistus monspeliensis, Cistus creticus ssp.
Eriocephalus), oltre all'endemica ginestra (Genista tyrrbena).
Questa vegetazione raggiunge le sue forme piú belle nelle stazioni a quote
superiori a 300400 metri, favorita durante le ore notturne con percentuali
di umidità elevata anche in estate. Quando é degradata la macchia, si
impoverisce sotto il profilo floristico, con monotonia di specie presenti
come ad esempio nelle cistete intorno al versante meridionale del Gran
Cratere di Vulcano e sui rilievi di Panarea. In alcune zone, per il
verificarsi di incendi, queste formazioni danno luogo a tipici stadi di
macchia bassa: gariga e steppa. Tali ambienti, anche se degradati,
rivestono spesso un ruolo importante nella biodiversitá floristica delle
Eolie, infatti, molte specie trovano aree favorevoli alla propria
espansione, oltre a creare uno spettacolare effetto cromatico. Nella gariga e steppa si riscontrano, particolarmente diffuse, le liliacee
scilla marittima (Urginea maritima) e asfodelo (Asphodelus
microcarpos), che con i loro alti scapi fiorali "vivacizzano" il
paesaggio rispettivamente durante i periodi tardo-estivo e primaverile.
Nelle falesie si trovano specie della flora rupicola, che qui annovera
numerosi endemismi locali e dell’area tirrenica. La centaurea cineraria
eolica, abbastanza comune in tutto l’arcipelago, è frequente in diverse
tipologie vegetazionali. Piú
misteriosa é la storia di una leguminosa (Cytisus acolicus Guss.),
il "gigante dei citisi", come ebbero a definirlo i botanici italiani fin
dal tempo della sua scoperta. Teofrasto riferisce che "la colitia", che
cresce nelle isole Lipari, é un albero di considerevoli dimensioni e
produce frutti grandi come una lenticchia racchiusi in un guscio, che
fanno ingrassare straordinariamente le greggi. Si tratta certamente del
citiso eolico che puó raggiungere e superare una decina di metri di
altezza, e che veniva usato come foraggio dai contadini eoliani. La silene
(Silene hicesiae) é alta fino a un metro, con fiori purpurei,
sembra essere abbastanza affine alla silene delle Isole Sardo-Corse; é
localizzata soltanto sulle rupi del versante occidentale di Panarea. |