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La comunità cristiana di Lipari fu una
delle prime, in Occidente, ad aprirsi al culto dei Martiri, ad
esigere un Tutelare tutto per se e ad assicurarsene
la presenza fisica in loco attraverso l'appropriazione delle sue spoglie
mortali. I Liparei non avevano martiri concittadini da onorare (come
quelli di Catania che nel 251 adottarono la loro S. Agata, o come quelli
di Cartagine che nel 258 riportarono in città il corpo del santo vescovo Cipriano), e perciò ripiegarono su uno degli Apostoli di Gesù. Ed era
anche questo un motivo di vanto, perché, tutto sommato, un Apostolo
era considerato martire in sommo grado e per essere egli stato un
testimone diretto delle opere del Maestro e per avere accettato, in nome
di Lui, l'estremo olocausto di se. Prescindendo dai SS. Pietro e Paolo
- che di già i Romani tenevano in «proprietà» esclusiva -, la preferenza
dei Liparei non potè non cadere che su S. Bartolomeo. E la ragione è
quanto mai ovvia: tra tutti gli altri Apostoli, S. Bartolomeo dovette
avere esercitato un'attività così eccezionalmente feconda e avventurosa e,
inoltre, gli era toccata una morte così disumana e complessa che si finì
col non sapere più in quali regioni egli avesse realmente predicato e in
che maniera fosse stato martirizzato. Fu decapitato? Fu condannato al
rogo? Fu decoriato vivo? Una sola cosa si può affermare: che la vocazione
e la dedizione di S. Bartolomeo al servizio del suo Signore dovette essere
di tal fervore e di tale compiutezza che il suo apostolato destò vivissima
ammirazione tra i primitivi fedeli e la sua figura di martire piacque
oltre ogni dire. Si potrebbe aggiungere che con ogni probabilità fu anche
un certo orgoglio isolano e un certo spirito corporativistico che guidò i
fedeli di Lipari alla scelta di questo Santo. Forse i Liparei di allora,
quasi tutti uomini di mare, subirono il fascino del nome, un nome che in
aramaico-siriaco suonava Nathanael Bar-Tholmài e la cui
significazione era questa: Dono di Dio, figlio di colui che smuove le
acque. Non poteva non essere pure Lui dotato dei medesimi poteri di
dominio sulle forze cieche della natura.
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