| |
L'anno 1672 patì Lipari una lacrimosa
carestia...,finché piacque a Dio et al
glorioso S.
Bartolomeo togliere la carestia
della città con un evidente miraculo". |
|
Così
esordisce lo storico Pietro Campis nel narrare di quel
singolare evento del vascello francese che portava grano
a Messina e che, sballottato dalla tempesta, approdò a
Lipari il 12 di febbraio 1672, deponendo in terra, senza
pretesa di pagamento, il suo carico. Le cose, in verità,
andarono assai diversamente. Fu, quello, un autentico
atto di pirateria che i Liparesi, abilissimi nel
settore, compirono costretti dalla fame. E, giacchè il
pane, da qualunque parte provenga, è pur sempre da
considerarsi grazia di Dio, essi, anche al fine di
acquietare la propria coscienza, occultarono la dinamica
del fatto col casto velo della sacralità, e gridarono al
miracolo. E' da credere che fu questo episodio che fece
nascere nei fedeli l'idea di avere un Vascelluzzo
d'argento tutto per sè a somiglianza di quello di cui
andavano fieri i Messinesi e che ricordava un più remoto
analogo "miracolo" di insperato approvvigionamento
alimentare. Ma la cosa finì lì.
Duecentocinquantaquattro anni dopo, toccò
all'arcivescovo mons. Angelo Paino la sorte di cogliere
l'occasione giusta per risvegliare quell'idea da gran
tempo sopita. Dal Patriarca e dal Capitolo della
Cattedrale di Venezia mons. Paino aveva ottenuto un
(frammento di pelle) di S. Bartolomeo. Voleva farne dono
ai concittadini eoliani. Inclusa nel Vascelluzzo dei
Messinesi e accompagnata dallo stesso presule, la
reliquia fu portata a Lipari su una torpediniera della
Regia Marina che diede fondo nella baia di Portiniente
la mattina del 22 agosto del 1926.
Incontenibile il tripudio della folla in attesa. Nel suo
primo discorso mons. Paino ebbe a dire: "dovete avere
anche voi il vostro Vascelluzzo... stasera il
Vascelluzzo di Messina girerà in processione per le
vostre vie e voi lo caricherete d'oro per il vostro
Vascelluzzo". Mons. Paino diede il primo esempio di
generosità deponendo un suo anello pastorale. Il vescovo
mons. Bernardino Salv. Re (1928-1963) alimentò il pio
proposito e ai suoi appelli generosamente risposero gli
Eoliani residenti e quelli emigrati d'America e
d'Australia. Così il 23 agosto del 1930, alle ore 19.30,
il vescovo Re in Cattedrale benedisse l'artistica
navicella. Opera di eccellente fattura, uscita
dall'oreficeria palermitana Perricone-Marano, il
Vascelluzzo, contiene kg. 2 di oro e 30 di argento. Nel
mezzo della tolda e sul casseretto troneggiano la
preziosa teca contenente il "frammento di pelle" e la
statuetta di S.Bartolomeo tutta d'oro massiccio (kg.
1,100). Il Vascelluzzo precede il simulacro d'argento di
S. Bartolomeo nelle quattro processioni annuali. Nel
Vascelluzzo di Lipari va ravvisata la chiara
testimonianza della cultura degli avi tutta compenetrata
dalla fede e che perciò stesso non riusciva a
distinguere la netta demarcazione fra il sacro
trascendente e il quotidiano di quaggiù, ammettendo,
anzi, una mutua contaminazione tra le due sfere sino ad
interpretare le causali coincidenze terrene - anche le
meno edificanti - come compiacente manifestazione del
soprannaturale. Eccessi di certo non tollerabili per
l'ortodossia. Ma, "cionondimeno, una religione agirà
sempre in tal modo fino a quando sarà veramente viva".
Appartiene agli uomini, infatti, anche se sono i teologi
i soli deputati a gestirla. |